Buso dea Torta

Cos’è l’Avventura, quella con la A maiuscola? Dove si trova? Come si fa?

Buso dea Torta non sembra essere un nome che evoca l’Avventura. Se dico Buso dea Torta probabilmente alle persone vengono in mente strane perversioni alimentari, cose tipo uno stanzino buio, covo segreto di un’associazione di veneti ciccioni massoni che, nelle notti di luna piena, spengono le luci e si abbuffano come se non ci fosse un domani. Beh, probabilmente alle persone viene in mente qualcosa di diverso, questo è quello che viene in mente a me.

Ma l’Avventura si cela anche a due passi da casa. Il Buso dea Torta è una grotta, una specie di leggenda qui in paese. Ce l’abbiamo sopra la testa, ma pochissimi l’hanno visitata, perché le mappe non la segnano ed arrivarci è tutt’altro che semplice. Avevo letto qualcosa in merito su un sito internet, tanti anni fa, quando mi ero trasferito a Solagna. Senonché quella pagina, che peraltro riportava una fotografia di una incredibile, fantastica cascata di stalattiti, non spiegava come arrivarci, anzi, dava indicazioni contraddittorie.

Ci ho ragionato per anni, sul Buso dea Torta, su come poteva essere dentro. Ho provato più volte a cercarlo, ma la val Puttifaia continuava a non rivelarmi il segreto della sua collocazione. Poi, questa settimana, finalmente l’arcano è stato sciolto: la grotta non era in val Puttifaia, come invece riportava quel sito internet.

Partiamo da casa ad un’onesta ora della mattina, io ed Angela. Dobbiamo salire per le Creste di San Giorgio, ed in fin dei conti il percorso intero è di soli mille metri di dislivello. Non sappiamo dove trovare la grotta, ma abbiamo dei buoni indizi per cercarla, raccolti con pazienza, chiacchierate e lunghe speculazioni geologiche, coadiuvate da nozioni di carsismo superstiti dagli anni del liceo. Se l’autunno porta giornate più brevi, porta via anche un sacco di fogliame: in autunno si vede più lontano. E noi salendo vediamo un buco, un grande buco sotto una parete su cui tra l’altro -volendo- si potrebbe anche scalare. Potrebbe essere quello giusto, potrebbe essere la volta buona.

Se ci fossero strade o sentieri, lì sopra, direi che abbiamo sbagliato tutti quelli che era possibile sbagliare, però non puoi sbagliare strada se non c’è una strada da sbagliare! La verità è che abbiamo vagolato un’ora buona, tra erba secca, rocce a picco sulla valle di San Giorgio ed arbusti che per quanto ormai defoliati erano piuttosto decisi a renderci arduo il compito. Alla fine ce l’abbiamo fatta, o meglio, ce l’ha fatta Angela, che per le tracce ha un fiuto notevolissimo, già dimostrato in più occasioni. Troviamo un modo di scendere dalla cresta verso la parete su cui abbiamo intravisto il buco. Scendiamo. Arriviamo al buco. Entro per primo, trovandomi davanti solo una modesta nicchia, profonda si e no sei metri. «Ecco» borbotto smaronato, «anche ‘sta volta tanta fatica per nulla.» Comunico ad Angela che non siamo nel posto giusto, che dovremo cercare ancora, che forse la grotta è poco più su o giù. Lei decide di salire comunque nella nicchia, ha voglia di dare un’occhiata. E guardandosi intorno nota che, verso il fondo, c’è un punto in cui si passa, strisciando tra due massi. Molliamo gli zaini, tiriamo fuori le frontali. Abbiamo trovato il Buso dea Torta.

La grotta è grande, più di quanto non pensassi. È bellissima, o se non altro lo è stato per me, perché l’ho desiderata per anni. È la pancia della montagna, è un tempio. E nonostante ciò qualche imbecille (anzi, più d’uno) non ha trovato di meglio da fare che spaccare stalattiti ed incidere il suo nome in giro. D’accordo, le incisioni sono degli anni ’50 e la sensibilità della gente è cambiata, ma leggere GRUPPO MONTAGNA 1958 su concrezioni vecchie di millenni fa incazzare, porco giuda!

Quando usciamo ragiono sulla possibilità di segnarmi il punto GPS della grotta e quello dell’attacco della traccia che permette di raggiungerla, per condividerli sull’Internet e permettere alle persone di vedere questo posto magnifico. Sticazzi. Certe cose è bello cercarle. Come fare una via in falesia: non conta arrivare in catena, sulla catena non c’è nulla, nessun premio. Conta il percorso, il viaggio per arrivarci. Arrivarci parancati, oppure azzerando, ecco, non è la stessa cosa.

Quindi io ed Angela abbiamo deciso di non parancare nessuno: la grotta è lì, per chi la vuole trovare, per chi vuole prendersi il tempo e la fatica di capire dove sia, e poi di raggiungerla. Qui ci sono indizi più che sufficienti per iniziare il viaggio, una piccola avventura nell’Esotico Domestico, che in quanto tale non può non iniziare con la Passione e la Ricerca.

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