Per fottere Thomas Hobbes

«Non mi interessa, non me ne frega niente. Potevi parcheggiare di muso, anziché in retromarcia. La tua macchina era avanti, io sono entrata, chi primo arriva meglio alloggia e tanti saluti. Imparate a svegliarvi!»

Mai fare la spesa il sabato sera. C’è sempre gente strana, in giro, quelli che si prendono all’ultimo, che non sono capaci di programmare le uscite al supermercato, che non vanno con la lista, il volantino delle offerte e la carta fedeltà. Ci sono quelli che vanno ad estro: si riconoscono subito. Non prendono il carrello, a volte nemmeno il cestino; girano spaesati con le mani piene di roba mal assortita. Non hanno metodo! Io? Io conosco le corsie a memoria, so dove trovare i cotton fioc ed i cerotti, la pasta e la farina, i sughi e le patate fritte, e pure il vino, per la domenica e le occasioni. Quelli invece vagolano con il naso per aria, la roba scelta alla rinfusa incastrata anche sotto le ascelle, come i francesi con le baguette. Non sanno quello che fanno: prima saccheggiano il banco frigo, poi tornano indietro per la frutta, magari per prendere una mela soltanto; saltano senza rispetto dalla corsia dei panificati a quella dei dolci, dai prodotti per la pulizia della casa a quelli per l’igiene intima; nessuna meraviglia, se poi si fanno il bidet con l’ammorbidente. Alla cassa li riconosci subito: tipicamente mettono sul nastro una cassa di birra, patatine e pop corn, un sugo pronto, un chilo di pasta scelta a caso (senza nemmeno guardare il prezzo al chilo!) ed in mezzo, alla rinfusa, magari ci trovi profilattici e vaselina. Degenerati.

«E vabbè, lamentati pure, però intanto io ho parcheggiato più vicino all’ingresso! Cresci, ragazzo, che la vita è così, la prossima volta fatti furbo e non mi rompere le scatole, che devo fare la spesa, io».

Ma pensa tu se dovevo beccarmeli io, due del genere. Insomma, non ho fatto nulla di male: tutti fanno così. Se c’è un posto libero e tu devi parcheggiare, beh, ti butti dentro. Lo fanno tutti. Poi, io ho da fare la spesa, non da infilarmi quattro carabattole scelte a caso sotto l’ascella giusto per tirar serata. Il posto vicino alla porta del supermercato serve sicuramente di più ad una brava massaia che fa la spesa per la settimana che non a due scoppiati. Ecco la corsia delle offerte. Vediamo… ci sarebbe il caffè di marca, ma costa comunque più di quello che prendo di solito. No, niente da fare, non mi faccio fregare da questi giochetti, io. Però la carta assorbente extra morbida a quattro veli… Ah, a questa non si può resistere. Poi? Allora, questa settimana fanno gli sconti sui detersivi concentrati che sono qui dietro all’angolo, se non ricordo male. Ah il vino, vediamo un po’. Domenica è il compleanno di mio marito, mi piacerebbe comperare una bottiglia di quello buono. A capirci qualcosa, di vini… Cabernet, Pinot, Merlot, Chianti, Lambrusco… Eh, ma sono tutti cari! Eh, no no, meglio lasciar stare.

Guarda tu chi si rivede, quelli della macchina. Meglio se mi giro, non mi va di discutere ancora, che imparino a farsi gli affari loro senza rompere le scatole a me. Ecco! Guarda che bottiglia hanno preso! Amarone di Valpolicella, ventuno euro e cinquanta, si vede che è gente che non gli frega niente di niente, pensa, buttare via i soldi così. Viziati. Chissà che educazione hanno avuto a casa. Allora, il latte UHT sta da quella parte, meglio che mi muova, che poi devo anche cucinare, io. 

Bene dai, otto bollini. Altri sei e posso prendere il servizio da te. Oppure aspetto, ne metto via un po’ di più e prendo la macchina del pane, che mi verrebbe comoda. Dio se pesa, tutta questa roba. Eh, ma tanto ho la macchina vicina alla porta io, alla faccia loro. Eccola lì, sono già arrivata.

Eh? Che roba è quella? Un sacchetto appeso allo specchietto? Ecco, magari ci hanno messo dentro qualche schifezza per vendicarsi, quei banditi. Si, ma tanto io lo so che macchina avevano. La targa iniziava con EA, mi pare. Vediamo cosa si sono inventati, ‘sti vigliacchi.

Una bottiglia? Amarone di Valpolicella, quello da ventuno euro e cinquanta? Non capisco! Aspetta, c’è un biglietto…

Andrò dappertutto e cercherò di non aver paura.
E dovunque mi troverò, io cercherò d’irraggiare un po’ di quell’amore, di quel vero amore per gli uomini che mi porto dentro. Ma non devo neppure vantarmi di questo “amore”. Non so se lo possiedo. Non voglio essere niente di così speciale, voglio solo cercare di essere quella che in me chiede di svilupparsi pienamente.
Etty Hillesum

Etty Hillesum? Andare dappertutto? Perché mi hanno regalato il vino, perché mi hanno scritto queste cose? Non capisco, non capisco, maledetti!

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