I mille passi

(Quello nella foto qui sopra sono io che faccio il pirla e cerco di far sorridere le persone mentre racconto quanta paura ho di morire prima del tempo – Foto di Ariondo Schiocchet)

Non siamo nati nella terra dei vespri e degli aranci (quello è mio padre), non abbiamo mai avuto una radio e Marco Tullio Giordana non ha mai girato un film su di noi. Non siamo gente famosa (al massimo famigerata, ma per altre ragioni). Siamo solo gente che cammina, un passetto alla volta e con l’ambizione di farne molti di quei famosi cento.

Il Piccolo Principe insegna che gli adulti non sono capaci di immaginare, che per capire le cose hanno bisogno dei numeri, della quantificazione: «se voi dite ai grandi» scrive Antoine de Saint-Exupéry «ho visto una bella casa in mattoni rosa, con dei geranei alle finestre, e dei colombi sul tetto, loro non arrivano a immaginarsela. Bisogna dire: ho visto una casa di centomila lire, e allora esclamano: com’è bella!». Un bambino capirebbe subito questa storia, una storia piccola di come pochi silenziosi eroi di cartapesta, scalcagnati, male armati e privi di superpoteri, possano salvare la vita alle persone. Lo dico con cognizione di causa: conosco un sacco di bambini e di ragazzi, ed anch’io sono stato un bambino una vita fa, giuro. Gli adulti no: sono troppo stupidi per credere ai miracoli e sono completamente incapaci di aver fede in maniera onesta e totale in qualcosa.

Questa quindi è una piccola storia di numeri. Anzi, no: è una piccola storia di miracoli, corredata di numeri a beneficio degli intelletti più limitati.

Il primo numero è 435. è il numero di persone residenti in provincia di Vicenza che, al 31 agosto 2015, avevano offerto il braccio per farsi prelevare un po’ di sangue per la tipizzazione, l’esame necessario a diventare potenziali donatori di midollo osseo.

Un potenziale donatore di midollo osseo è una persona-medicina, un compagno attento e silenzioso che ti guarda le spalle, che rimane sempre nell’ombra, come Batman. Arriva solo se hai bisogno di lui. Se succede, non ti guarda nemmeno in faccia: non gli serve sapere se hai gli occhi azzurri o la pelle nera, per salvarti la vita. Fa quello che va fatto e sparisce di nuovo, lasciandoti la sensazione che non sei solo, che non lo sei mai stato, che c’è qualcuno a cui non serve sapere se sei gay o eterosessuale, cristiano oppure musulmano oppure ateo, alto o basso, uomo o donna. Ti salva la vita e basta, perché sei un essere umano come lui e per questo, solo per questo, lui ti ama.

435 è un bel numero di Batman, ma non è abbastanza. Ogni anno centinaia di esseri umani non hanno la fortuna di trovare la loro persona-medicina. L’ultima in ordine di tempo è Lara, che combatte a testa alta con una brutta leucemia. Noi facciamo questo: spieghiamo alle persone quanto poco ci vuole a salvare la vita di qualcuno. Non vogliamo convincere nessuno, non siamo reclutatori, venditori di enciclopedie o testimoni di geova. Noi ci limitiamo a raccontare le cose in maniera chiara ed onesta: cos’è il midollo osseo, come funziona, cosa succede quando si ammala, cosa vuol dire aspettare un trapianto, cosa significa donare.

Succede che nell’agosto 2015 riceviamo una lettera. «Non ci sono abbastanza nuovi donatori», dice. «Ne abbiamo raccolti troppo pochi, quest’anno. Per mantenere gli standard dobbiamo arrivare almeno a 1050».

Ci penso. Non sono mai stato bravo con i numeri, io, ma le sottrazioni le so fare. Ne parliamo, e decidiamo di fare quello che sappiamo fare, ma meglio e di più. Noi siamo Gondrano, per chi ha letto la fattoria degli animali. Accettiamo la sfida, affiliamo le nostre spade di cartone e lucidiamo le corazze di carta stagnola. Giocare questa partita costa un sacco di fatica, bisogna essere preparati con gli strumenti migliori.

Ci vuole soprattutto fede. Non credo di averne in dio, anche se ogni tanto ci faccio delle chiacchierate (a cui sistematicamente non risponde). Ho fede nelle persone, nei meravigliosi, fragili, imperfetti esseri umani. ho fede nella piccola e semplice idea che sia possibile, un passo alla volta, cambiare il mondo. In meglio. Ne parliamo e decidiamo di scommettere: scommettiamo su un atto di fede, qualcosa di malsicuro e precario: come restare appesi ad una treccia fatta con i capelli di Silvio Berlusconi, in pratica. Su null’altro che questo preciso atto di fede investiamo mesi di sabati rubati alle nostre vite, alla scalata, allo sci, allo starsene sul divano a leggere un libro, a riposarci dalle nostre settimane. La fede è così: o ce l’hai o non ce l’hai, non ci sono vie di mezzo.

Quando fai una gara di corsa non devi mai girarti a vedere quanto è lontano quello che ti sta dietro: devi concentrarti, testa bassa e pestare, senza distrazioni. Se ti giri quello arriva e ti sorpassa, e buona notte al secchio. Noi facciamo così: giochiamo la nostra partita senza contare i punti. ce la mettiamo tutta, poi alla fine, solo alla fine, guardiamo il tabellone dei risultati.

1061.

Sugli spalti la folla è in delirio: un boato di applausi, popcorn lanciati in aria, sventolio di sciarpe e berretti con i colori della squadra, robe che neanche quando segnava Maradona. Ci sono uomini che piangono di gioia e donne che lanciano i reggiseni. Noi ci rendiamo conto che è finita, ci fermiamo, ci accorgiamo che ce l’abbiamo fatta, che abbiamo vinto. Ci guardiamo in faccia, esausti e stupiti. Le spade di cartone sono tutte spuntate, le armature di carta stagnola talmente sporche che non riflettono più, e piene di buchi. Non abbiamo nemmeno la forza di esultare: fortuna che non ci danno a coppa, altrimenti vorrei vedere chi la solleva. Usciamo dal campo appoggiandoci gli uni agli altri, zoppicando. Dobbiamo recuperare, adesso. Non è finita, non sarà mai finita: presto si gioca di nuovo.

Non abbiamo una coppa, non abbiamo nulla se non la consapevolezza di aver fatto bene, di aver fatto altri mille passi (anzi, mille e sessantuno) per lasciare il mondo meglio di come lo abbiamo trovato.

Ma servono, poi, questi tipizzati? Questi donatori potenziali restano potenziali o combinano qualcosa per davvero?

La risposta è 27.

Nel 2015 ventisette dei nostri Batman sono diventati persone-medicina, salvando la vita a qualcuno per davvero. Ventisette vite non si sono spezzate. Ventisette esseri umani stanno continuando a sognare il loro futuro di birre con gli amici, film da vedere, montagne da scalare, posti da visitare, case da costruire, figli da mettere al mondo. Sono loro gli eroi. Noi raccontiamo storie, loro invece prendono la morte a calci nei denti.

 

Centro di riferimento Tipizzati 2015 Donatori 2015
Vicenza 260 9
Noventa 13 1
Bassano 408 8
Asiago 8 1
Schio 82 7
Thiene 59
Montecchio M. 36
Valdagno 89
Lonigo 105
Malo 1
Marostica 1
Sandrigo
Totale 1061 27

 

PS: per approfondire l’argomento c’è il mio libro, il dono nelle donazioni

 

 

 

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