Mi fa male la scienza


Federico Germani e Giovanni Spitale esplorano le meraviglie e le contraddizioni della scienza: la sua straordinaria capacità di espandere i confini del sapere, ma anche le sue fragilità, i suoi inciampi e le forze che la influenzano.

Dalle pandemie alle infodemie, dalla crisi della fiducia nell’era della post-verità alle sfide dell’intelligenza artificiale, Mi fa male la scienza affronta questioni urgenti e complesse del nostro tempo con profondità e leggerezza, alternando analisi rigorose, riflessioni personali e aneddoti curiosi.

Gli autori non si fermano tuttavia alla critica, ma propongono soluzioni per instaurare un dialogo proficuo tra scienza e politica, e ripensare un’etica condivisa. Un manifesto che ci invita a capire il presente e immaginare il futuro, senza dogmi né certezze assolute; a mettere in discussione le nostre idee e riscoprire la scienza come risorsa imprescindibile per costruire società più giuste e sostenibili.

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La prefazione di Giacomo Moro Mauretto aka Entropy For Life

Immaginate di voler criticare la scienza, dopo che questa vi ha salvato la vita intorno ai vent’anni. Pensate di evidenziare i di­fetti della ricerca scientifica moderna quando è proprio da que­sta che deriva il vostro lavoro e quindi il vostro sostentamento. Ipotizzate di pubblicare un libro in cui si parla dei limiti e dei difetti delle pubblicazioni scientifiche in uno dei periodi di mag­gior polarizzazione su questi temi. Giovanni Spitale e Federico Germani hanno deciso di farlo. Non si tratta di irriconoscenza o follia ma, viceversa, mostrano che proprio nel momento in cui è più normale schierarsi a spada tratta, si può e si deve utilizzare il proprio spirito critico. A ben pensarci è emblematico che la parola “critica” venga ormai intesa quasi solo nella sua accezio­ne negativa. Rende bene l’idea di un mondo in cui se si parteg­gia per una causa bisogna solo evidenziarne i lati positivi, come degli innamorati che sono ciechi di fronte ai difetti dei propri partner. Eppure la critica, che nella sua origine rinvia all’“arte del giudicare”, dovrebbe essere rivolta soprattutto a ciò che ci piace e che percepiamo a noi vicino. Ancora meglio quando questa messa in discussione parte dall’interno, da persone com­petenti in quel determinato ambito. Innanzitutto, perché i giu­dizi hanno una qualità maggiore rispetto a quelli che possono essere formulati da chi è al di fuori e non ha il quadro completo.

Ma soprattutto, perché permette di individuare problemi che, se affrontati allo stato nascente, sono risolvibili, ma che, se tra­scurati, potrebbero portare qualcuno a gettare il bambino con l’acqua sporca.

Questo libro mi ha toccato personalmente per via del mio lavoro, che consiste nel comunicare l’attività scientifica e i suoi frutti. Chi fa divulgazione vive una strana tensione interna: os­servando le dinamiche sui social, in cui sono presenti alcuni individui pronti a delegittimare ingiustamente il mondo scien­tifico e i suoi progressi e, più in generale, constatando la scarsa alfabetizzazione scientifica di molti commentatori, si sente una spinta a diventare paternalisti. Si è tentati di evidenziare solo i lati positivi per controbilanciare le spinte contrarie. Tuttavia, con un pizzico di onestà, ci si rende conto che questo tipo di co­municazione non è ottimale. È fondamentale, invece, raccon­tare la realtà per quella che è, avendo più fiducia nei confronti del proprio interlocutore.

Proprio con questo approccio, gli autori non ci presentano una visione mitologica della scienza, intesa come fonte assoluta di verità, né tantomeno un’accusa sterile e distruttiva alle sue imperfezioni. Al contrario, con uno stile brillante e un approc­cio interdisciplinare che unisce filosofia, biologia, etica e comu­nicazione, delineano i contorni di una scienza che è profon­damente umana, capace di grandiose conquiste e, allo stesso tempo, vulnerabile alle stesse debolezze di chi la pratica e ne trae le fila. La forza di questo libro sta proprio nella sua capa­cità di mettere in luce il rapporto ambivalente che lega scienza e società. Da un lato, la scienza è il motore che ha permesso di innalzare drasticamente le aspettative di vita, di debellare malattie mortali e di migliorare enormemente la qualità della nostra esistenza. Dall’altro, la scienza stessa si trova spesso in­trappolata in una rete intricata di interessi economici, politici e culturali, che ne condizionano pesantemente le scelte, gli obiet­tivi e persino i risultati.

Uno degli aspetti più interessanti di quest’opera è il modo in cui gli autori scelgono di affrontare temi complessi e sco­modi attraverso esempi concreti, storie personali e vicende emblematiche. Ci accompagnano in un viaggio che va dalla nascita della medicina moderna fino ai dilemmi etici sollevati dall’intelligenza artificiale, passando per crisi sanitarie globali e l’inarrestabile marea di disinformazione.

Proprio perché l’attività scientifica non avviene nel vuoto, è necessario parlarne in relazione a tanti altri fenomeni sociali. La tenuta della democrazia, la bontà dei suoi processi, il biso­gno di costruire un’etica che sia al passo con le innovazioni tec­nologiche: sono tutti temi che vanno a confluire in un unico di­scorso. Gli eventi storici recenti, che riguardano gli Stati Uniti d’America nei primi mesi dall’insediamento di Donald Trump, sono un emblema e allo stesso tempo un banco di prova per tutti gli argomenti trattati nel libro. Il presidente del Paese più ricco e militarmente potente al mondo è stato eletto anche gra­zie a una retorica che faceva della critica feroce alle istituzioni un punto fondamentale della sua campagna elettorale. Gli ef­fetti nei primi mesi dal suo insediamento sono impressionanti: vale per l’impatto economico dovuto ai dazi, per le storiche relazioni internazionali che vengono ridisegnate in poco tem­po, ma anche per le ripercussioni sulla scienza. Diversi finan­ziamenti alla ricerca sono già stati cancellati, e le promesse di ulteriori tagli minano la serenità di migliaia di ricercatori. La scelta di avviare l’uscita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è innanzitutto un atto simbolico che testimonia la volon­tà di distanziarsi dalla comunità medica mondiale, ma si tratta anche di un gesto che può avere ricadute gravissime sulla sanità globale. Allo stesso modo, la nomina di Robert F. Kennedy Jr. come Segretario della Salute è un altro esempio di questa rot­tura. Quest’ultimo si è fatto portavoce di diverse istanze pe­culiari, come un forte scetticismo nei confronti dei vaccini o la promozione del consumo di latte crudo in un Paese che sta affrontando un’epidemia di influenza aviaria tra i bovini. Pro­prio in un momento in cui i processi democratici sono messi alla prova e la scienza stessa diventa un tema su cui si costruisce una parte del dibattito politico, ecco che una riflessione su que­sti temi diventa essenziale. Anche alla luce della possibilità che i fenomeni d’oltreoceano si diffondano da noi.

Viviamo in un’epoca cruciale, segnata da sfide immense e nuove, in cui il ruolo della scienza diventa sempre più decisivo e al tempo stesso controverso. Dobbiamo essere in grado di comprendere queste sfide, di interpretarle con lucidità, e di af­frontarle con responsabilità e lungimiranza. Solo così potremo evitare di trasformare le straordinarie potenzialità della scienza in minacce per la nostra sopravvivenza e per il nostro futuro.

Mi fa male la scienza non è un libro pessimista o fatalista. Al contrario, pur partendo da una critica onesta e approfondita, propone soluzioni concrete e stimolanti. Gli autori lavorano da anni su fronti internazionali, collaborando con istituzioni pre­stigiose e pubblicando in riviste scientifiche autorevoli. Le loro stesse pubblicazioni, che ho avuto la fortuna di leggere, si muo­vono in questa direzione: si tratta di una continua ricerca che riguarda l’interazione tra etica, comunicazione, salute e demo­crazia. Conoscendo tutte queste dinamiche interne, avanzano proposte pragmatiche per migliorare il dialogo tra scienza e politica e stabilire un’etica condivisa che orienti le scelte future, evitando errori e conflitti devastanti.

Questo libro rappresenta quindi un invito a ripensare il no­stro rapporto con la scienza, non come spettatrici e spettatori passivi ma come cittadine e cittadini consapevoli, informati e critici. È un manifesto rivolto a tutti e tutte: a chi la scienza la fa, a chi la comunica, a chi la usa per governare e, soprattutto, a chi la vive sulla propria pelle ogni giorno. Non è una lettura comoda, perché solleva dubbi e incertezze che molte persone preferirebbero evitare, ma proprio per questo è necessaria e urgente. Giovanni Spitale e Federico Germani ci guidano con competenza e umanità attraverso queste complessità, ricordan­doci che la scienza è, e deve restare, la migliore bussola che abbiamo per navigare nell’incertezza del nostro tempo. Questo libro è dunque fondamentale per chiunque voglia capire me­glio il mondo in cui viviamo, riflettere sulle sue contraddizioni e contribuire, anche nel proprio piccolo, a renderlo migliore.

Buona lettura.